Andrea's profileResistere, Resistere, Re...BlogListsGuestbookMore Tools Help

Resistere, Resistere, Resistere..Xkè IO nn dimentico!!

"Un uomo fa ciò che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, gli ostacoli, i pericoli, le pressioni e qualunque sia il sacrificio da sopportare. Questa è la base di tutta la moralità umana."

Custom HTML

Free Tibet Casa della Legalita passaparola  
August 05

Ma al cane dell'Alta Carica dello Stato chi ci pensa?

"Non sono i popoli che dovrebbero avere paura dei propri governi..sono i governi che dovrebbero avere paura dei propri popoli"
 
 
 
Quando la Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Schifani (che sarebbe il lodo Alfano prima versione; perché Berlusconi ci aveva già provato a farsi una legge che ponesse lui e i suoi amici al di sopra della legge) ha detto che l’intento del legislatore (sarebbero Berlusconi e il suo portavoce di allora Schifani) era quello di tutelare il sereno svolgimento delle rilevanti funzioni proprie delle Alte Cariche dello Stato. Secondo la Corte Costituzionale questa cosa poteva anche essere fatta; però in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto. Poi la legge venne dichiarata incostituzionale perché assicurava l’immunità a vita e questo era un po’ fuori dell’ “armonia con i principi fondamentali etc”.
Adesso lo stesso legislatore (ha solo cambiato portavoce, adesso c’è Alfano) ci riprova: siccome la Corte Costituzionale gli ha detto che l’immunità a vita non va bene, si accontenta di un’immunità per una sola legislatura; per il resto, tutto uguale.
Così c’è da chiedersi se il sereno svolgimento delle funzioni delle Alte Cariche lo debbono proprio pagare gli altri cittadini, quelli che non sono e non saranno mai Alte Cariche ma che con queste magari qualche problema potrebbero anche averlo.
Perché non si deve dimenticare che anche le Alte Cariche dello Stato sono comuni cittadini; anche loro conducono, nei momenti lasciati liberi dalle alte funzioni che ricoprono, una normale vita di relazione. Si innamorano, si sposano, concepiscono e partoriscono figli, tengono animali di compagnia, guidano l’automobile, l’aereo, l’elicottero, le barche, a vela o a motore che siano; in qualche caso svolgono professioni: sono medici, ingegneri; in altri casi sono imprenditori e posseggono aziende. Insomma, sono Alte Cariche ma restano uomini che vivono nel mondo. E se si accorgono che la moglie o il marito li tradisce? Se si innamorano di un'altra donna o di un altro uomo e abbandonano la famiglia? Se litigano con la moglie o il marito e gli ficcano un paio di ceffoni e questa o questo cade e si fa male? Se danno un calcio al cane e lo abbandonano sull’autostrada? Se omettono di adottare, nella loro azienda (qualcuno ne ha, magari anche parecchie) misure antinfortunistiche e ci scappano uno o più morti? Se smaltiscono i rifiuti delle loro mega ville un po’ alla garibaldina? Se addirittura le megaville se le costruiscono in barba a piano regolatore, vincoli paesaggistici e idrogeologici etc? Se mandano il capo della loro scorta a comprargli la cocaina? Se insomma commettono uno dei tanti reati che non hanno nulla a che fare con le funzioni proprie della loro Alta Carica Politica e per i quali tanti cittadini ogni giorno vengono sottoposti a processo?
Secondo il lodo Alfano non gli deve succedere nulla; perché l’unico modo per governare serenamente e pacificamente il Paese è una licenza a delinquere. E insomma l’interesse pubblico avanti tutto.

Ma poi, come le tuteliamo le vittime dei reati commessi dalle Alte Cariche dello Stato?
Beh, dice il lodo Alfano, prima di tutto c’è il processo civile; e poi il giudice può acquisire le prove non rinviabili.
Trattasi di una bufala.
Per esempio, se l’Alta Carica dello Stato decide di non corrispondere alla moglie o al marito che l’ha tradita l’assegno alimentare stabilito dal giudice al momento della separazione, commette il reato di cui all’art. 570 codice penale, la violazione degli obblighi di assistenza familiare. Che si fa? Il processo penale non si può fare, prove non rinviabili da acquisire non ce n’è, è tutto pacifico, l’Alta Carica non scuce un quattrino e la moglie e i bambini piccini muoiono di fame. Ma il Ministro Alfano dice che resta il processo civile; così la moglie o i figli abbandonati in condizioni di indigenza, possono adire il Tribunale civile e richiedere gli opportuni provvedimenti di urgenza, per esempio il sequestro dei beni; poi possono richiedere un processo di esecuzione per far vendere questi beni e soddisfare le loro esigenze sul ricavato. In capo a un anno (magari due), più o meno, avranno ottenuto giustizia; nel frattempo c’è da sperare che la carità pubblica e privata li sovvenga. Nel caso dell’Alta Carica dello Stato che faccia mancare i mezzi di sussistenza, in realtà, c’è un altro sistema, quello previsto dall’articolo 156 del codice civile: su richiesta dell’avente diritto, il giudice può … ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere … somme di danaro all’obbligato, che una parte di essa venga versata direttamente agli aventi diritto. Sicché potrebbe avvenire che la Presidenza del Consiglio, o la Presidenza della Repubblica o la Camera o il Senato siano tenuti a corrispondere ai congiunti creditori di assegni alimentari le somme in questione, trattenendole direttamente dallo stipendio che dovrebbe essere versato all’Alta Carica dello Stato; non so se avverrà mai ma sarebbe certamente uno spettacolo assai peculiare.

E se l’Alta Carica dello Stato si abbandona a maltrattamenti in famiglia (mena la moglie e i bambini piccini), commettendo il reato di cui all’articolo 572 del codice penale? Il reato di maltrattamenti in famiglia non è cosa da poco, è punito con una pena che va da uno a 5 anni di reclusione. Anche qui, prove urgenti non ce ne sono: i certificati del pronto soccorso li abbiamo già e la denuncia della moglie e dei bambini pure. Quello che servirebbe sarebbe una misura cautelare, magari non proprio l’arresto ma almeno il divieto di vivere nella casa coniugale o l’obbligo di allontanarsi dal Comune dove risiedono i familiari maltrattati. Beh, anche questo non si può fare: mogli e bambini piccini altra scelta non avranno che la fuga, sempre che sia possibile.

E se l’Alta Carica dello Stato picchia il cane e lo tratta male (reato di cui all’art 727 del codice penale)? Non possiamo sequestrarglielo con decreto di sequestro preventivo (art. 323 codice di procedura penale) perché il processo non si può fare; non possiamo manco dirgli di piantarla di maltrattare il cane, l’Alta Carica è “immune”, lo dice la legge. E che il cane si arrangi.

E se l’Alta Carica gestisce un’azienda i cui macchinari sono pericolosi? Anche qui niente sequestro, niente misura cautelare, niente di niente; può continuare a farla funzionare come e quanto gli pare, le prove sono state tutte raccolte, il processo non si può fare, l’Alta Carica ha la sua fabbrica e ci fa quello che vuole.. E se poi muore qualcuno? Ma che problema c’è, l’Alta Carica si beccherà un bel processo civile.

Insomma, mi viene in mente un vecchio detto romanesco: quante me ne ha date! Ma quante gliene ho dette!
Per finire: ma qualcuno si è posto il cosiddetto problema Riina - Provenzano - delinquenti vari? Voglio dire, se un grosso delinquente, dopo una vita di delitti e di sopraffazioni e di imbrogli e di corruzioni; insomma dopo una vita di spietata e criminale immoralità, pensa bene di utilizzare i soldi, il potere, l’influenza che si è guadagnato con la sua vita di delitti per influire in vari, magari efferati, modi sull’elettorato e su partiti politici; se così facendo riesce a farsi eleggere parlamentare e poi accedere a una Alta Carica? Insomma, che ne facciamo di uno che con corruzioni, ricatti, magari omicidi, conquisti il potere politico? Lo lasciamo a governare per tutta la durata del mandato, protetto da quello stesso ordinamento che egli ha violato e che, ovviamente, continuerà a violare in misura sempre maggiore? E, a quel punto, quale sarà la differenza tra il nostro Paese e uno qualsiasi degli Stati soggetti a dittature militari o criminali?

Bruno Tinti

 



July 27

Gallarate si dissocia..IO NO!!

"No Cav Day"
GALLARATE SI DISSOCIA

Gallarate -  E' inviata al Presidente della Repubblica, al Santo Padre, ai Presidenti di Camera e Senato e al Presidente del Consiglio la lettera firmata dal sindaco Mucci, dal presidente del Consiglio comunale Lozito, da tutti gli assessori e dalla stragrande maggioranza dei consiglieri gallaratesi. Il testo esprime condanna e dissociazione «.dagli attacchi e dalle invettive ingiustificate, demagogiche, strumentali e volgari rivolte da Beppe Grillo (foto) e Sabina Guzzanti nella manifestazione organizzata da Italia dei Valori e dai Girotondini nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni, sfociate nel turpiloquio e nelle offese nei confronti del Capo dello Stato e del Papa. I sottoscritti esprimono la loro convinta, piena e forte solidarietà al Presidente Napolitano, rappresentante dell'unità democratica del nostro Paese, e a Papa Benedetto XVI, altissimo rappresentante del magistero etico della Chiesa».

Vorrei fare delle precisazioni in modo che nex possa confondersi..perche in nemmeno 5 righe c sono gia 2 balle..primo..la manifestazione dell'8 luglio No Cav Day nn è stata organizzata ne dall'Italia dei Valori ne dai Girotondi ma da tre liberi cittadini che sono Paolo Flores D'arcais, Pancho Pardi e Furio Colombo..IDV e Girotondi hanno solo aderito alla manifestazione come me e come tante altre persone ma nn l'hanno organizzata..secondo..nella lettera scritta dal sindaco mucci si legge:"..sfociate nel turpiloquio e nelle offese nei confronti del Capo dello Stato e del Papa"..caro mucci oltre che mandarti a casa avvisi di garanzia dovrebbero pagarti un corso di italiano..turpiloquio significa:"è un modo di parlare volgare, offensivo e irriverente, utilizzato per mostrare disappunto verso qualcosa o qualcuno. Può consistere nell'utilizzo di imprecazioni, parolacce e bestemmie, usate anche come intercalare."..a me sentendo e vedendo i video nn mi pare ci sia stata nex offesa, parolaccia, bestemmia o imprecazione..ma soltanto due persone che hanno detto la verità in una maniera educata e conforme al buon costume..anche perche caro mucci tu nn sai che il turpiloquio in luogo pubblico è punito penalmente con una multa..e quindi se davvero fosse stato cosi a quest'ora sarebbero stati multati e condannati..5 righe 2 errori..anzi 2 balle..perche dire che il vaticano tiene una politica razzista nei confronti degli omosessuali, dire che il presidente della repubblica napolitano ogni tanto sonnecchia e firma leggi che rendono lui e altre 3 cariche dello stato immuni dalla giustizia italiana, dire che uno come Pertini nn l'avrebbe mai fatto e che quando a Chiaiano i polizziotti picchiavano le famiglie che protestavano lui era a capri a festeggiare con la moglie di mastella e bassolino che sono fino a prova contraria due indagati..dare dei giudizi su dei fatti..farsi delle domande su chi sia napolitano..chi difenda davvero..e che esempio da..a me nn sembra offendere ma esprimere una propria opinione personale..ma posterò i video degli interventi in modo che tutti possano giudicare liberamente i fatti..

MI DISSOCIO NELLA MANIERA PIU NETTA DALLE PAROLE DI SCUSE PORTE DAL SINDACO MUCCI AL CAPO DELLO STATO E AL PAPA IN NOME DELLA CITTA DI GALLARATE PERCHE IO NN SONO LA CITTA DI GALLARATE E PERCHE NN LE RITENGO NECESSARIE DATO CHE CIO CHE è STATO DETTO RISPECCHIA SEMPLICEMENTE LA REALTA DEI FATTI.

 

 

                            

 

                            

 

 

 

Gallarate si dissocia..IO NO!!

July 19

19 luglio 1992

 
"La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. "
 
    
 

OLTRAGGIO A FALCONE E BORSELLINO

 

PDF Stampa E-mail

 

di Marco Travaglio - 18 luglio 2008
Ogni anno, nella ricorrenza della strage di via d’Amelio, si trova il modo di commemorare Borsellino e Falcone.

Quattro anni fa l’estromissione dal pool antimafia palermitano dei loro amici e allievi prediletti. Due anni fa il reintegro in Cassazione del loro nemico giurato Corrado Carnevale. Ma quest’anno, va detto, il Csm si è superato. L’altroieri è riuscito a nominare procuratore capo di Marsala il celebre Alberto Di Pisa, altro avversario irriducibile di Falcone, preferendolo ad Alfredo Morvillo, che di Falcone è pure il cognato e che ha dovuto lasciare l’incarico di procuratore aggiunto a Palermo per la scriteriata controriforma Castelli-Mastella. Di Pisa è prevalso al plenum per un solo voto perché più «anziano» di Morvillo.
Lo stesso motivo che nel ’90 indusse il Csm a nominare Antonino Meli a capo dell’ufficio istruzione di Palermo contro il più esperto ma più giovane Falcone. Lo stesso motivo che nel 1989 aveva indotto Leonardo Sciascia ad attaccare sciaguratamente Borsellino sul Corriere come «professionista dell’antimafia», per essere stato preferito a un collega più vecchio proprio come procuratore di Marsala. Ora, vent’anni dopo, l’anzianità torna a prevalere sul merito grazie ai laici del centrodestra, ai togati di MI e di Unicost e al soccorso rosso della laica Ds Tinelli.
Chi è Di Pisa? L’ex pm del pool Antimafia di Palermo che Falcone considerava l’autore delle lettere anonime del «corvo» nei mesi dei veleni a palazzo di giustizia. Lettere che accusavano Falcone e De Gennaro di manipolare i pentiti e di aver addirittura consentito a Totuccio Contorno di tornare a Palermo per assassinare i nemici della sua famiglia. Per quelle lettere Di Pisa fu processato a Caltanissetta: condannato in primo grado perché un’impronta rinvenuta sulle lettere del corvo corrispondeva in molti punti con la sua, comparata con una sua prelevata di nascosto dall’alto commissario Domenico Sica su una tazzina di caffè. In appello fu poi assolto perché quella prova fu giudicata inutilizzabile. Dunque, per la legge, Di Pisa è innocente.
Ma, anche dimenticando quella vicenda, restano e pesano come macigni le terribili accuse lanciate da Di Pisa a Falcone nell’audizione al Csm il 21 settembre 1989, quando fu chiamato a rispondere della sua fama di «anonimista» impenitente raccontata da alcuni colleghi. Quel giorno Di Pisa dichiarò quanto segue: «Disapprovo la gestione dei pentiti e i metodi d’indagine inopinatamente adottati nell’ambiente giudiziario palermitano (…), una certa concezione di intendere il ruolo del giudice e lo stravolgimento dei ruoli e delle competenze istituzionali (…), l’interferenza del giudice con la funzione dell’organo di polizia giudiziaria (…). Falcone prese contatti e impegni con le autorità americane a titolo non si sa bene come, concernenti provvedimenti di competenza della corte d’appello (....) Il GI (Falcone) si trasforma anche in ministro di Grazia e giustizia (…). Emerge la figura del giudice “planetario” che si occupa di tutto e di tutti, invade le competenze, ascolta i pentiti e non trasmette gli atti alla Procura (…), indaga al di là di quello che è il processo (…). Una gestione dei pentiti familiare e gravemente scorretta, per non usare aggettivi più pesanti (…). Falcone portava i cannoli a Buscetta e Contorno (…), un rapporto confidenziale, una logica distorta tra inquirente e mafioso (…). Falcone fece pervenire tramite De Gennaro a Contorno e Buscetta i suoi complimenti per il modo sicuro in cui si erano comportati (al maxiprocesso, ndr). Voleva un ruolo passivo per il pm che assisteva agli interrogatori (…). La gestione dei pentiti e il contatto con gli stessi è stato sempre monopolio esclusivo del collega Falcone e di De Gennaro (…). Io avevo manifestato una differenziazione tra una posizione garantista e quella sostanzialista (di Falcone, ndr). Per carità, non voglio insinuare nulla, ma in tutti gli interrogatori dei pentiti, di Buscetta, di Contorno, di Calderone, non vi sono contestazioni: tutto un discorso che fila, mai un rilievo, mai una contraddizione fatta rivelare dall’imputato». E ancora: Di Pisa accusò Falcone di condotte «di inaudita gravità» e di «stravolgere le regole e le competenze istituzionali», nonché di «intrecci e alleanze con i giornalisti».
Accuse che toccheranno, uguali identiche, ai successori di Falcone, cioè a Caselli e ai suoi uomini, ai quali verrà addirittura rinfacciata «l’eredità di Falcone», divenuto ­ dopo morto ammazzato ­ un cadavere da gettare addosso a chi aveva raccolto la sua eredità. Ora si fa un altro passo indietro: si premia chi quelle accuse lanciava non a Caselli e agli altri pm antimafia che hanno avuto il torto di restare vivi, ma all’eroico Falcone. Del resto, oggi, il nuovo eroe è Vittorio Mangano.

Politici che vanno oggi a commemorare il 16° anniversario della strage di via d'amelio..VERGOGNA..quegli stessi politici che stanno distruggendo tutto cio per il quale persone come Borsellino e Falcone si sono battute..INACETTABILE..noi nn abbiamo bisogno della vostra ipocrisia..della vostra finta commozione..uno come schifani che ha avuto rapporti con mafiosi..accertati dalla cassazione..nn si puo vedere a commemorare un eroe dell'antimafia..è un insulto alla memoria..uno come alfano che ha portato a compimento il lodo alfano che rende immuni le prime 4 cariche dello stato da qualsiasi processo penale..violentando cosi la carta costituzionale..tanto difesa da FALCONE e BORSELLINO nn si puo permettere di presiedere in nome della "Repubblica" una cerimonia del genere..quei due sono due insulti a tutte quelle persone che si sono battute e sono morte in nome della giustizia..oggi si rende omaggio a un grande uomo prima che magistrato..un eroe..una persona che ha sempre lottato per gli altri con coraggio e con impegno..un uomo che ha rappresentato al meglio il valore delle istituzioni mettendo anima e cuore nel suo lavoro..un uomo che io nn dimenticherò MAI..

PAOLO BORSELLINO!!

 

Resistere, resistere, resistere..xkè IO nn dimentico!!


 

 

 
July 11

Chi non vuole il 41bis

 

PDF Stampa E-mail

 di Gian Carlo Caselli - 10 luglio 2008

C’era una volta che i mafiosi nessuno li cercava. Poi si cominciò a catturarne qualcuno, ma non sempre restavano in carcere. Robusti killer allenati alla ferocia, spietati torturatori e compiaciuti esecutori di efferate sentenze di morte, di colpo diventavano fragili omiciattoli, cagionevoli di salute, afflitti da mali d’ogni tipo che li rendevano incompatibili col carcere. 

Quei pochi che in carcere ci rimanevano, vivevano ben diversamente dai detenuti comuni. Per loro, la prigione era un grand hotel. Tanto che la storia della mafia è stata - per certi versi - anche storia del potere mafioso “nonostante” il carcere e persino “dentro” il carcere. Il detenuto mafioso , abituato a dettar legge ovunque, per decenni è riuscito a trasformare anche il carcere in una porzione del territorio nel quale esplicare il suo dominio, una dépendance della borgata dove spadroneggiava prima della cattura. Un paradossale rovesciamento dei rapporti di forza, dove la parte debole - invece del detenuto - era lo Stato. E il fatto che il mafioso detenuto potesse mantenere intatto il suo potere, nonostante la carcerazione, costituiva un’esibizione di forza che ne accresceva l’autorevolezza, rafforzava il mito dell'impunità mafiosa, vanificava quelle iniziative di contrasto dell’organizzazione mafiosa che una minoranza di uomini onesti cercava di portare avanti. Giovanni Falcone, che ben conosceva questa vergognosa situazione di favore per criminali che avrebbero dovuto essere fronteggiati senza sconti, quando (di fatto cacciato da Palermo) cominciò a lavorare a Roma al ministero della Giustizia, mise in cantiere - tra l’altro - la normativa sui “pentiti” e l’adozione di nuove norme per i mafiosi detenuti allo scopo di realizzare un trattamento differenziato, modulato sulle specifiche e concrete esigenze di quel tipo di reclusi, senza per altro indulgere ad istanze di tipo meramente vendicativo-retributivo. Mentre Falcone metteva a punto questo progetto, la Cassazione (forte di una presidenza diversa rispetto al passato) confermava le condanne del “maxiprocesso”. Per la prima volta, pesanti pene definitive da scontare in un carcere di giusto rigore. Per i mafiosi, una vera rovina, insopportabile. La strage di Capaci nasce anche di qui: una vendetta postuma contro Falcone e al tempo stesso il tentativo di soffocare nel sangue le riforme progettate. Riforme che di fatto saranno approvate soltanto dopo la strage di via d’Amelio, soltanto dopo che all’assassinio di Falcone seguì quello di Paolo Borsellino. Per cui quella sui “pentiti” e l’art. 41 bis dell’ordinamento giudiziario (parentesi: ancora una volta la dimostrazione che la legislazione antimafia è piena zeppa di bis, ter, quater, quinquies...: una legislazione sempre soltanto del “giorno dopo”) sono norme letteralmente fecondate dall’intelligenza e intrise del sangue di Falcone e Borsellino. Un “particolare” che non si dovrebbe mai dimenticare.
L’efficacia del regime del 41 bis, combinata con la legislazione premiale sui collaboratori di giustizia, fu all’origine di una vera e propria slavina di “pentimenti”, che consentirono di infliggere a Cosa nostra colpi durissimi e che avrebbero potuto essere definitivi se qualcosa non si fosse messo di traverso non appena l’azione degli inquirenti venne doverosamente indirizzata - oltre che verso i mafiosi “doc” - anche contro i loro complici eccellenti. Frattanto, col trascorrere degli anni, il regime del 41 bis registrò sostanziali modifiche nell’attuazione pratica, tali da indebolirne la capacità di corrispondere alle finalità per cui era stato pensato e approvato (recidere o quanto meno ostacolare i collegamenti dei mafiosi detenuti con l’esterno del carcere). Finchè si sono addirittura moltiplicate - ed è il problema oggi sul tappeto - le decisioni della Corte di Cassazione e di vari Tribunale di Sorveglianza che hanno revocato e continuano a revocare i decreti di 41 bis volta a volta emanati del Ministro della giustizia.
In punto revoche, per vero, la giurisprudenza non è univoca. Vi sono sentenze (ad esempio la n. 163/07 della Cassazione) secondo le quali, accertata la «persistente operatività della cosca sul territorio di appartenenza», «per affermare il venir meno della pericolosità sociale del condannato e della sua capacità di mantenere collegamenti con la cosca, occorre individuare elementi specifici e concreti in grado di supportare tale convincimento, che non possono identificarsi né con il mero trascorrere del tempo dalla prima applicazione del regime differenziato, né, tanto meno, essere rappresentati da un apodittico e generico riferimento a non meglio precisati risultati di trattamento penitenziario». La giurisprudenza decisamente prevalente, invece, fa leva proprio sul decorso del tempo e sulla regolare condotta del detenuto per escluderne la pericolosità attuale: di qui le numerose sentenze che decretano, anche in casi clamorosi, la fine del 41 bis. Ora, poiché si tratta di sentenze che secondo l’orientamento giurisprudenziale non univoco ma nettamente prevalente corrispondono ai parametri di legge, è evidente che la normativa del 41 bis deve essere rivista alla ricerca di un giusto punto di equilibrio fra rispetto dei diritti dei detenuti ed esigenze di giusto rigore, quando si tratta di mafiosi che non hanno mai dato nessun segnale concreto (neppure minimo) di distacco dall’organizzazione criminale cui appartengono in forza di inoppugnabili condanne. Dando per scontato (salvo che si voglia, come dicono i siciliani, fare solo del “babbio”) che la questione del regime carcerario dei mafiosi rimane un nodo centrale nell’azione statale di contrasto alla mafia, e che ogni erosione - o peggio svuotamento - della funzionalità ed efficacia di tale regime carcerario rischia di vanificare i risultati raggiunti dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. Il ministro Alfano - gliene va dato atto - si è detto convinto che occorrano modifiche legislative per stringere le maglie del 41 bis. Speriamo che non si tratti di uno di quei casi in cui, agli annunzi suggestivi, non seguono poi fatti concreti.

 

 

July 03

Legge sulle intercettazioni: primo regalo del governo a crimine e mafia!!

Il pm antimafia:"Si torna indietro nella lotta alla mafia"
 
 
 
 
L'allarme di Ingroia "Con quelle leggi è il deserto del diritto"
"Lo Stato ha tagliato i fondi, da luglio saranno bloccate le intercettazioni"

CHIANCIANO TERME
- Va al congresso di Sinistra Democratica, prende la parola nel «covo» di comunisti perché «magari è uno degli ultimi spazi di parola per noi magistrati», e demolisce fra gli applausi ad una ad una tutte le ultime sortite di Silvio Berlusconi sul terreno giudiziario. Quindi, Antonio Ingroia, pm antimafia di punta a Palermo, tratteggia la sua allarmatissima radiografia: «Siamo ben oltre ormai le leggi ad personam e l'assedio alla libera informazione. Siamo all'anno zero della legalità, al deserto dei diritti. E purtroppo è in atto un tale meccanismo di assuefazione che neanche ce ne accorgiamo». Standing ovation e abbraccio di Claudio Fava, leader di Sd e amico del magistrato, «mi ha invitato ed eccomi qui - racconta Ingroia, ben consapevole delle polemiche cui rischia di esporsi - ma sono pronto a raccogliere un invito anche da un partito di maggioranza, per andare a spiegare le stesse cose. Non mi ero tirato indietro quando si era trattato di polemizzare anche con Prodi e Mastella».
E se la sua analisi sembra richiamare certe tesi del «regime» morbido, care a Bertinotti o a Di Pietro, Ingroia scende nel dettaglio della trincea palermitana per far capire come vanno le cose. Urgente il blocca-processi? Decreto per fermare le intercettazioni? «Non mi pare affatto che siano queste le emergenze. A Palermo, fra un mese, saremo costretti a fermare le intercettazioni. Ma non quelle per le veline. Quelle contro la mafia, quelle che hanno portato in galera Riina e Lo Piccolo. Ma perché nessuna parla di questo?». Succede che, siccome microfoni e apparecchiature per l'ascolto ambientale vengono affittate da privati, e siccome lo Stato ha tagliato i fondi, le ditte non hanno più intenzione di far credito al Palazzo di giustizia di Palermo e quindi hanno annunciato lo sciopero delle intercettazioni da luglio. Però arriveranno i soldati contro le cosche. «Inutile. Funzionò nel '92, oggi non serve a nulla. Oggi che si torna indietro nella lotta alla mafia. Il 41 bis per esempio è solo un fantasma di quel che era». La mafia, denuncia Ingroia, «è tornata nei salotti, ad allearsi con la massoneria, ma di questo non si deve parlare». Il blocco dei processi per un anno? Un favore a Cosa nostra, perché «si fermano i giudizi per bancarotta, usura, estorsione, prostituzione, tutti reati-satellite della mafia». Il silenzio stampa su intercettazioni e procedimenti giudiziari? «Il diritto all'informazione non è dei giornalisti ma dei cittadini. Chissà quanti porti delle nebbie e quanti insabbiamenti facili ora ci dovremo aspettare». Conclusione, sconsolata: «Così si apre un baratro fra istituzioni e cittadini, e la sete di giustizia e verità resta inappagata».
 
 

Windows Media Player

Italia Video Player

Loading...

Questo guestbook..anzi questo spazio..è per tutti coloro che vogliono lasciare un commento, lanciare un idea o semplicemente un saluto..insomma è rivolto a chiunque voglia esprimere un pensiero d qualunque tipo,genere o interesse..perche la libertà deve essere libera..senza alcuna censura..cioè potete usarlo come meglio credete..Libertàààààààààààààà!!!

Please wait...
Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
You didn't enter anything. Please try again.
Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
Your parent has turned off comments.
Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
Complete the security check below to finish leaving your comment.
The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.
Tizianawrote:
 
Get your own Chat Box! Go Large!
Nov. 22
♣♠♥♦wrote:
ciao, passavo per di qua e mi ha fatto piacere vedere che c'è qualcuno che non molla!
lol
Aug. 8
Stefaniawrote:
Ehi ciao!!Siamo in tanti a non dimenticare e a voler combattere!
Apr. 8
Sabrinawrote:
Ehy ciao!!questa chat collega migliaglia di  spaces msn...
se anche tu hai voglia di farti nuovi amici o conoscenti
 in modo semplice e veloce
UNISCITI A NOI!!!! A bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta
 
...Se hai deciso di tenere la chat...entra nel nostro space x saperne di +...

Animoticon**Staff MoNdoChatMsn**Caldo
Mar. 28
Andre qst è x TE!!!
 
 I
 I
 I
 V
MhuaMHuaMHuaMHuA!!!Linguaccia
Dec. 10

Custom HTML

La marcia del V2-Day Liste Civiche Nuovo Rinascimento Iscriviti al Vaffanculo Day Basta! Parlamento pulito Appello per la Giustizia - Per De Magistris Il calendario 2008 dei santi laici Nessuno tocchi Clementina Gli incontri degli amici di Beppe Grillo

voglio scendere

HitCounter